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Che cos’è l’Imposta sul Valore Fondiario?

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L’Imposta sul Valore Fondiario (IVF) è un metodo di raccolta di pubbliche entrate attraverso una tassa annuale sul canone di affitto del terreno. Andrebbe a sostituire le imposte esistenti piuttosto che ad aggiungersi a queste. Applicata correttamente, la IVF darebbe sostegno a una vasta gamma di iniziative sociali ed economiche come l’edilizia, il trasporto e altri investimenti infrastrutturali. È una misura fiscale chiara che aiuterebbe a correggere i principali difetti economici e sociali odierni.

In Inghilterra, la verifica del valore di ogni singolo appezzamento sarebbe periodica risultando in un’imposta calcolata in percentuale di questi valori.

Per ‘fondo’ s’intende soltanto il pezzo di terra, esclusi gli interventi successivi. Il valore di immobili, coltivazioni, opere di drenaggio o altre opere non sarebbero conteggiato in sé ma servirebbe a cambiare il valore calcolato per quel terreno. A parità di area, il valore di un terreno non contruito è uguale a quello dei terreni adiacenti occupati da case. La valutazione sarebbe basata sui valori di mercato, considerando l’utilizzo ottimale in base ai piani regolatori. Il cambio della destinazione d’uso sarebbe di per sè sufficiente ad aggiornare il valore imponibile del terreno.

I vantaggi…

  • UNA NATURALE RISORSA DI ENTRATE PUBBLICHE. Ogni terreno contribuisce pienamente all’erario, permettendo detrazioni su esistenti tasse sul lavoro e sull’impresa.
  • UN’ECONOMIA PIÙ FORTE. Tassando il reddito da lavoro, gli immobili, i macchinari e gli impianti si disincentiva l’attività produttiva e si penalizzano l’imprenditoria e l’efficienza. Non così se di fatto s’introduce un’imposta sul valore fondiario da versare a prescindere dall’utilizzo del terreno, qualunque uso se ne faccia. Si tratta di una tassa calcolata sul valore corrente del mercato per il possesso a titolo esclusivo di un appezzamento di terra. Col tempo, questo nuovo e diverso approccio di riscossione incoraggerebbe lo sviluppo di nuove imprese e nuova occupazione, riducendo il costo dei servizi sociali.
  • AREE MARGINALI RIVITALIZZATE. Per molte attività economiche la distanza dai maggiori centri abitati è uno svantaggio. Le imposte quali l’IVA o quelle sui carburanti sono in proporzione più gravose per le aree più remote. Dato che la IVF sarebbe molto più bassa lì dove il terreno ha valori molto bassi, si darebbe vita ad attività economiche lontano dai centri maggiori – l’imposta crea dei veri e propri “paradisi fiscali” esattamente dove sono più necessari.
  • UN MERCATO FONDIARIO PIÙ ATTIVO. L’obbligo del pagamento dell’imposta indurrebbe i latifondisti a rendere produttive le aree sotto-utilizzate o poco redditizie, oppure lasciare ad altri il compito.
  • MENO SVILUPPO CAOTICO. L’imposta sul valore fondiario scoraggia l’acquisto di terreni a fini speculativi. Le aree urbane dismesse verrebbero così rigenerate riducendo la necessità di costruire in zone verdi.
  • MENO BUROCRAZIA. Le imposte sui redditi da lavoro, le tasse di successione, l’IVA e l’imposta sul capitale sono notoriamente complesse. La tassazione sui terreni invece è semplice. Appreso il sistema i proprietari scopriranno di non dover più riempire moduli complicati o rispondere a continue richieste di informazioni. La rivalutazione sarà semplificata.
  • NÈ ELUSIONE NÈ EVASIONE. La terra non si può nascondere, portare in un paradiso fiscale o camuffare in database elettronici.
  • FINE DEI CICLI PROSPERITÀ-CRISI. Le speculazioni fondiarie – spesso descritte erroneamente come speculazioni immobiliari – sono alla radice della crescita insostenibile dei valori, rettificata poi da rovinosi crolli. Applicando a regola l’imposta viene meno l’elemento speculativo dei fattori che determinano il prezzo dei terreni.
  • IMPOSSIBILE DA TRASFERIRE AUMENTANDO PREZZI, RIDUCENDO SALARI, RINCARANDO AFFITTI. Se opera in un sito d’alto valore, un’azienda non potrà vendere i prodotti a prezzi più alti rispetto a chi lavora su un terreno di minore valore, perché i prezzi sono determinati dalla concorrenza. Già oggi, imprese e commercianti vendono prodotti a prezzi di mercato anche se pagano affitti più alti o più bassi, e i datori di lavoro pagano i loro dipendenti stipendi comparabili. Un proprietario non potrà trasferire la tassa a chi già paga un affitto a prezzo di mercato.
  • UN SISTEMA COMPROVATO. Imposte analoghe all’imposta sul valore fondiario quali il Site Value Rating (Valutazione Terreni) sono in funzione presso alcune amministrazioni locali, per es. in Danimarca e in Australia.

È una tassa equa?

La terra (a differenza di merci e servizi) non ha costi di produzione. Se ci fosse abbastanza terra di uguale valore percepito ovunque, non la si dovrebbe pagare per il suo utilizzo. Non ce n’è per tutti però, quindi il suo valore deriva dai diversi fabbisogni delle comunità in cerca di spazi per vivere, per lavorare e per il tempo libero. Il valore non deve alcunché all’azione del singolo ma molto a quella della collettività. La terra è un bene comune ma è pur vero che l’intraprendenza individuale è sempre indispensabile. Il beneficio materiale appartiene all’individuo che potrà disporne a piacimento.

Differenze geografiche, la fertilità del suolo e le risorse naturali rendono i terreni in alcune località più desiderabili di altri. La domanda per questi terreni determina il valore d’affitto. L’imposta sul valore fondiario è calcolata proprio su questo valore, ed è pertanto equa nella sua incidenza.
 

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